Underneath the Bridge
"una volta ho scritto che sono tonda. sono irrimediabilmente tonda e tutte le persone quadrate intorno a me non fanno che ricordarmelo. ho sempre pensato che in me ci sia qualcosa che non va, e ogni giorno che passa, inevitabilmente, me ne convinco sempre di più [...]"

La Rouge
rossella pecker rouge, o come vi pare. il bisogno irrinunciabile di avere sempre le idee chiare. scribacchina fallita e aspirante interprete."sono maschilista perchè per il 60% le ragazze sono, o fingono di essere, immensamente stupide". i film i libri e le canzoni. scappare sempre, sempre e comunque. chitarrista rock immaginaria. "ti presento il mio ragazzo invisibile, edward". pigra ed insignificante vita da eccezione. "mi rendo conto che davvero non cambierà nulla, mai. nonostante il mio entusiasmo, nonostante il mondo che continua a girare". irrimediabilmente e disgustosamente tonda. l'inimitabile e insostituibile eleganza degli anfibi.

Heart shaped Box
beatles. nirvana. smashing pumpkins. strokes. franz ferdinand. ramones. sex pistols. blur. muse. jimi hendrix. clash. violent femmes. nick cave and the bad seeds. smiths. led zeppelin. deep purple. velvet underground. mando diao. kaiser chiefs. bauhaus. david bowie. radiohead. kiss. marlene kuntz. sonic youth. placebo. arcade fire. rolling stones. belle and sebastian. t-rex. who. yes. white stripes. joy division. interpol. iggy pop. eels. cure. bloc party.

Reading
random quotes
"mi sento come un frullato appena frullato. oddio, non che io sappia come si senta un frullato, ma immagino che dopo essere stati sbattuti in quel modo non ci si debba sentire poi così bene"
08/04/2004

Come together
fe:"tò, parli delle corna e spunta il bestiame"
dellù:*agitando un braccio in maniera inquietante* "guarda, il braccio ha una vita sua, il braccio ha una vita sua!"
laura:"robert smith è il mio pandino" mario:*riferendosi al povero m. cassetti* "guarda che se non la smetti ti aizzo contro un esercito di tarme"
pancry:"pancry, insegnami a suonare qualcosa" *prende la chitarra e inizia a suonare scuttle buttin' di steve ray vaughan*
roberto:"if iu biliv in looov tunait!"
gianma:*silenzio* "un applauso per fibra"
madre:"ma, dov'è il telecomando?" "quando?" (??)
padre: "buona pasqua se non ci vediamo!"

ballrooms of mars
visitors + inutili cazzate
*loading* volte alice è caduta nel buco.

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Pecker;mercoledì, 09 gennaio 2008 @ 17:52; commenti .

voglio solo tornare a casa.
Pecker;martedì, 25 settembre 2007 @ 15:52; commenti .

e alla fine eccomi qua, di nuovo.
l'autunno è tornato, piove, e magari il pomeriggio ci si siede un pò davanti al pc. anche se la scuola è finita per sempre - e dico, per sempre - le vecchie abitudini non cambiano. il brutto tempo mi farà sempre diventare una pantofolaia perennemente in pigiama, mi sa.
in ogni caso, passiamo oltre.
esami passati - anzi, passatissimi -, novantacinque strarubato ed estremamente soddisfacente, uscita più che trionfale dopo cinque anni di sofferenze, estate meravigliosa, vacanze continue, venezia 64, roma e l'università a soli 8 giorni da ora e una novità che più sconcertante e più stupefacente davvero non si può.
ebbene si. riguardo la novità, intendo. forse non sono poi così tonda, o forse nel megapuzzle dell'esistenza c'era un posticino tondo apposta per me. sinceramente non lo so, fatto sta che ora non sono più tanto convinta del fatto che le cose non possano cambiare e non cambino mai, anzi. le cose cambiano eccome, si capovolgono nella maniera più inaspettata, e se un giorno stai sola soletta a lamentarti per il freddo, il giorno dopo magari qualcuno ti presta la sua giacca.
bè, insomma, si, mi hanno prestato una giacca - per dirla un pò a mdo mio -. in un linguaggio un pò meno cifrato - ma mica tanto -, non sono più tanto single. o meglio, non lo sono più e basta. inutile girarci intorno.
e alla fine, cazzo, è successo anche a me. e nei tempi e nei modi più improbabili, per di più.
ma non è questo il punto.
Pecker;martedì, 08 maggio 2007 @ 16:08; commenti (4).

boh.
che confusione bestiale, cazzo. e non riesco proprio a uscirne. da quando sono tornata da roma e ho cercato di abituarmi all'idea della nuova esistenza che mi aspetta, tutto qui è precipitato.
capita sempre in primavera, sempre, ma stavolta è peggio. è la scuola agli sgoccioli, ed io che non riesco assolutamente anche solo ad aprime un libro, è il sole che mi chiama fuori ma devo rimanere a casa a cercare almeno di trovare la forza di studiare, è la stanchezza e il sonno che hanno la meglio su tutto e non dovrebbero, è l'insofferenza nei confronti degli esami di cui non me ne frega nulla ma che dovrò affrontare, volente o nolente, è la voglia di fare tutto e la mancanza di tempo per farlo.
non riesco ad organizzarmi, non riesco a venirne fuori. sto solo sprecando tempo e niente di più. l'ultimo sforzo, sono gli ultimi giorni, ed io sto strisciando, mi sto trascinando mandando tutto a puttane e cercando di rattoppare i buchi come meglio posso.
me ne sto sul divano ad ascoltare musica, fondamentalmente. tutto mi sfugge dalle mani, non sono io a controllare e gli eventi mi passano accanto lasciandomi per terra, sfinita.
sono impotente, ecco cosa sono.
non ce la faccio più ad un certo punto, cado, dopo mesi e mesi mi lascio cadere, e poi calpestare. da tutto e tutti. non riesco più a reagire, si esauriscono le batterie.
poi arriva l'estate, il mio alimentatore, la mia salvezza, e torna tutto come prima. ma fino ad allora - e quest'anno l'attesa sarà molto più lunga - sarà un continuo scemare, cadere, lasciarsi sopraffare, dormire.
so che finirà, è sempre finita, ma al solito, mi sento come in un pozzo senza fondo di cui di certo non si vede l'uscita.
non voglio neanche lavarmi la faccia o vestirmi.
schifo.
Pecker;giovedì, 29 marzo 2007 @ 18:07; commenti .

mi sento un pò come andy ne le ali della libertà.
che poi non sarà proprio il miglior film della storia, ma io mi sento proprio come un' innocente condannata all'ergastolo.
innocente, si. non credo di aver ammazzato qualcuno. non che io ricordi, almeno. eppure eccomi qui, prigioniera persino fra le stesse mura di casa mia. si, perchè non sono libera neanche qui, fra cazzo di brani dalla medea da tradurre ed esperimenti di millikan da decifrare.
poi esco magari, quando riesco a trovare un pò di tempo per respirare aria pulita e vedere altri essere umani che non siano i miei genitori o i miei compagni di scuola, e mi sento intrappolata dall'orrendo posto in cui vivo. cioè, davvero l'ho sopportato per troppo tempo, l'ho tollerato per anni, ma ora basta.
e poi ovviamente c'è l'incubo, ci mancherebbe. come se fosse necessario anche solo citarlo. ha persino l'alspetto, di una prigione, non è neanche necessario sforzarsi di vederlo come una metafora. il mio incubo. le sei ore giornaliere di prigionia. perchè lo tolleravo, giuro. un male necessario, certo. ma ora basta anche con questo, eccheccazzo.
avete presente il punto di rottura? quel limite oltre il quale non si può andare o si rischia di esplodere tipo bomba a mano in un deposito di fuochi d'artificio? ecco, io credo di averlo raggiunto e abbondantemente superato, questo punto di rottura. che poi sono anche di buon'umore, insomma. è finalmente arrivata la primavera e... niente, la bella cosa è solo questa, ma in ogni caso basta a farmi sentire contenta. ma nonostante il sole e le all star asciutte, sono proprio andy. lui aveva il poster di marilyn monroe, e io ho un film ogni tanto.
non esiterei a strisciare per cinque chilometri in un condotto pieno di merda pur di uscirne. giuro. 
ma in fondo non manca molto, e poi potrò andarmene senza dover strisciare per forza nella merda. forse evadere a due mesi dalla fine della condanna non è proprio da furbi. forse.

ah già, c'era chi voleva sapere del texano. eh eh. non aveva la mia età, innanzitutto. era un sedicenne con il cervello da tredicenne che in tutto e per tutto sembrava mio figlio - e non sto esagerando -. ho praticamente fatto la balia per una settimana. una sera l'ho pure portato a una festa di ragazzini - l'età media era quindici anni, tipo - dove si è ubriacato con due bicchieri di vodka e si attaccato tipo polipo a quattro ragazze - una delle quali, di identità ignota -.
cioè, se non mi fosse servito per parlare inglese, sarebbe stato un incubo. mah, poteva andarmi peggio.

ah, e sabato, finalmente, velvet goldmine con laura. due ore di  glam rock e ben di dio assortito  - leggasi: bocca di  JRM  e cazzo al vento di EMG - . il massimo.
Pecker;venerdì, 09 marzo 2007 @ 10:44; commenti (2).

arieccomi. e ne è passato di tempo, eh.
comunque sia, ottime notizie dal fronte. certo, la settimana di caldo meravigliosamente assassino appena trascorsa è stata sostituita da un week-end all'insegna di uragani assortiti - e questo è decisamente un male - e il concerto dei deep purple mi è sfuggito sotto il naso solo dio sa come, ma la mia usuale, giustificata e quantomai funesta ira per simili circostanze è placata, appunto, dalle ottime notizie. che poi è una, ma vabbè.
dunque dunque, domani andrò a prendere alla stazione di maonza e rimarrà qui per una settimana - udite udite - un fanciullo texano mio coetaneo. cioè, non so se mi spiego, texano. texano.
mai avuto un culo così sfacciato in tutta la mia breve vita. fra tutti gli stati del mondo e tutti i continenti, ho beccato giusto un texano. cioè, non uno statunitense qualsiasi, proprio un texano.
ovviamente il suo paese natìo mi farà perdonare eventuali malformazioni e/o anomalie fisiche e/o psichiche di varia natura - più semplicemente, irrimediabile cessezza - e il fanciullino non correrà il rischio - che invece ha corso e scongiurato il povero roland, l'anno scorso - di essere abbandonato alla stazione a morire di stenti.
come dice saggiamente il mio consanguineo, non può andarmi bene per due anni di fila, indi, in netta e giusta contrapposizione al bello simpatico intelligentissimo e mostrosamente gentile - ma, soprattutto, follemente invaghito della sottoscritta - austriaco dell'anno scorso, domani mi troverò di fronte una sorta di gobbo di notre dame cerebralmente inferiore.
ma come ho detto, l'essere texano gli risparmierà molteplici e atroci sofferenze altrimenti inevitabili.
mah, incrociate le dita per me, e che zeus me la mandi buona - o almeno, non pessima -
Pecker;domenica, 11 febbraio 2007 @ 21:25; commenti (4).

lo sanno tutti che sono malata di sonno.
nessuno sa che sono malata di sogni. di dormiveglia.
prima di addormentarmi immagino come vorrei che la mia vita fosse, e nei miei sogni accade tutto ciò che vorrei accadesse.



conoscere claudio, incontrare una persona, tornare a berlino, essere alice in uno strano paese delle meraviglie, uccidermi.
tutto quello che vorrei io l'ho già vissuto.
di notte.



spero sempre che sia tutto vero, lo spero tutte le volte.
non è forse dissociarsi, questo?
vivvo due vite, ma nessuna delle due, in effetti, è meglio dell'altra.
si finisce sempre con l'aprire gli occhi.
se solo lui sapesse che eravamo abbracciati l'altra notte. se solo lui potesse sapere.



ma c'ero solo io.
non ci sono automobili di cartone, ma montagne russe altissime e una volpe parlante che fa la guardia ad un terrazzo.
"ma nessuna delle due è migliore dell'altra."
entrambe stanno lì a ricordarti che c'è qualcosa che manca.



non ci sono colori accesi e macchine da scrivere di pezza, ma persone diverse e prati verdi.
vivere per chiudere gli occhi.
"la pecker TV stasera trasmette un viaggio ai confini dell'iperspazio."



e non sapere se quella cosa è successa veramente.
o saperlo, ma fare finta di niente.

"noi siamo della materia di cui sono fatti i sogni. e le nostre piccole vite sono circondate da un grande sonno"

Pecker;mercoledì, 17 gennaio 2007 @ 18:49; commenti (6).

ho diciotto anni suonati, sono praticamente vecchia, sento che non devo sprecare un minuto o altri diciotto anni mi passeranno davanti senza che io me ne accorga, e ho già deciso cosa fare della mia vita.

bene, focalizzato questo, c'è qualcuno che riesce a capire per quale assurdo ed incomprensibile principio io debba studiare fisica? no, davvero, è una domanda seria. perchè? dico fisica ma potrei anche dire geografia astronomica. seriamente, perchè?
è frustrante aver voglia di fare un mare di cose e sapere di non poterle fare perchè impegnati in qualcosa di cui non ci importa un emerito cazzo e che non avrà nessuna - e ribadisco, nessuna - utilità nella nostra vita futura. è dannatamente frustrante e per questo motivo ho passato gli ultimi due giorni della mia esistenza in uno stato di apatia che non pensavo si potesse raggingere. ho dormito e ascoltato musica tutto il tempo, così, solo perchè non avevo la forza di aprire il libro di fisica nè tantomeno di uscire sapendo il libro di fisica nello zaino ad aspettarmi. ho sprecato due giorni. e non sono pochi, porca vacca. per quanto ne so potrei crepare domani, no? potrebbero investirmi, e io avrò trascorso l'ultimo giorno della mia vita a non fare un cazzo.
per di più, oggi, dopo i due giorni di gaio torpore, ho sprecato altre due ore cercando di capire come calcolare l'intensità della forza di una corda, che, insieme ad altre due, mantiene in equilibrio un corpo del peso di cinquanta newton.
...
si. e il bello è che non ci sono riuscita, ci mancherebbe. perchè, a dire la verità, della corda e del corpo del peso di cinquanta newton, non me ne frega un cazzo. sul serio. potevo passarci sopra l'anno scorso, potevo passarci sopra due anni fa, ma non ora, non a un passo dall'università, da quello che vorro fare per il resto della mia vita.
che poi sembrerà una stronzata, in fondo manca poco, è l'ultimo sforzo, ma più passa il tempo, più la fine di tutto questo si avvicina, più la certezza che della fisica o dell'analisi matematica non mi importa nulla si concretizza, più tutto diventa frustrante.
e se penso che ho le ultime venti pagine di hollywood, hollywood! che mi aspettano e che non posso leggerle perchè corpi del peso di cinquanta newton occupano tutto il mio tempo mi viene voglia di urlare.
anzi, penso proprio che lo farò. urlerò.
forse dopo essermi sfogata riuscirò a rassegnarmi.
sigh.

PS. è uscito latino. dopotutto, forse lassù qualcuno non mi odia.

Pecker;mercoledì, 03 gennaio 2007 @ 15:26; commenti (3).

bè, si ricomincia, no? non che ci si sia mai fermati, ma il simbolico inizio di un nuovo anno serve anche a questo, ad illudersi di poter riavvolgere il nastro e registrarci sopra. e vi giuro, davvero, a me queta cosa piace un sacco. per me, l'inizio del duemilasette - così come quello del duemilasei e via di seguito - è come l'inizio della nuova puntata del mio telefilm preferito. scandire in questo modo il tempo e dare tutta questa importanza all'inizio di altri dodici mesi mi rende la vita migliore, perchè mi spinge a chiedermi

"e adesso che succederà?"

insomma, tutto quello che mi piace dell'effimera essitenza umana si può riassumere proprio nel giorno di capodanno. e il neoanno è come una scatola chiusa, stracolma di roba - se va bene - e pronta per essere svuotata. sarà pure un'mmagine banale, ma è la mia ragione di vita, fondamentalmente.
ora suppongo che dovrei scrivere un interminabile post strappalacrime sull'anno appena trascorso, su quello che ho fatto, sulle persone che ho incontrato, su quelle che ho lasciato, su - perchè no - quello che ho mangiato, ma, detto fra noi, sono troppo pigra per questo genere di cose. tanto più che una cosa del genere andrebbe contro lo stesso spirito di inizio anno. cioè, meglio pensare a quello che dovrò fare domani, piuttosto che a quello che avrei potuto fare ieri. indi per cui, per rimanere fedele ai miei sacrosanti princìpi da primidigennaio, mi proietterò solo ed esclusivamente verso il futuro. niente propositi, però. non ne me ne sono mai posta e non vedo perchè iniziare proprio ora. solo dodici, non troppo lunghi ma potenzialmente ricchi, mesi da vivere. e, lasciatemelo dire, non è poco, cazzo.

Pecker;domenica, 10 dicembre 2006 @ 20:25; commenti (2).

e i tedeschi che ci stanno sotto. mmmh.
bè, domani è quello il cielo che guarderò, è quella l'aria che respirerò. sarò lontana, lontana per davvero, e non potrei essere più felice.
se trovo qualcuno disposto a sposarmi prendo la cittadinanza e rimango lì per sempre, giuro.

fatemi gli auguri.

Pecker;domenica, 03 dicembre 2006 @ 13:47; commenti (3).

partenza. trenta novembre duemilasei ore ventuno e quindici minuti esatti. siamo in quattro, il quinto ci aspetta a roma e quando partiamo l'autobus è praticamente vuoto - a parte dieci persone sedici litri di vino e ottanta birre -
ci fermiamo ad enna e l'autobus ora  è pieno come un uovo - adocchio tre quattro esemplari molto degni di nota e molto ohyeahweloverockandroll -. dormicchiamo un pò e facciamo una sosta a messina - sosta di cinquanta minuti causa traghetto di merda - in un posto che più squallido e desolante non si può e andiamo a fare i nostri bisognini in un cesso trainspotting style ma meno igienico e senza le supposte d'oppio.
sul traghetto ci becchiamo la broncopolmonite, coniamo il verbo socievolizzare e pensiamo al fatto che non avremmo perso cinquanta minuti se esistesse un ponte di messina.
arriviamo in calabria, dormicchiamo ancora e ci risvegliamo che è già mattino e ci troviamo in un punto imprecisato dopo salerno. da qui in poi l'angoscia si impossessa di noi e il punto imprecisato dopo salerno si rivelerà essere infinitamente grande. per farla breve, arriviamo a roma all'una e trenata minuti esatti.
abbiamo fame dopo aver camminato per inerzia per circa dieci minuti avvistiamo un mcdonald che pare essere la nostra salvezza. mangiamo un bigmac menu ciascuno perforandoci l'intestino e parliamo tutto il tempo di lasagne e spaghetti con le vongole lamentandoci della pacchianissima statua della libertà che si trova alla nostra destra. intanto il povero gianmaria che non è mai stato a roma vorrebbe tanto vedere anche solo un monumento, ma siamo all'eurrrr e, guidati dal caro lorenzo de roma, riusciamo a spacciare due palazzi e un obelisco per importantissimi monumenti romani.
intanto si fanno le cinque e dopo esserci beccati la malaria respirndo l'aria tossica e maleodorante del laghetto del'eurrrr ci incamminiamo verso il palalottomatica percorrendo strade sconosciute.
lì ci imbattiamo in un ristorante funghiforme gigantesco dove ceniamo maledicendoci per non averlo visto prima ed esserci perforati l'intestino al mcdonald. intanto aspettiamo quindici minuti buoni per poter usufruire dei bagni e nell'attesa chiacchieriamo con i più fortunati che sono arrivati a roma in due ore e che hanno rimediato biglietti per il secondo anello. una tizia mi consiglia di scavalcare per arrivare al primo anello e mi descrive il palalottomatica come una specie di labirinto di dedalo pieno di insidie e passaggi segreti. alla fine scopriamo che scavalcare dal terzo anello è più o meno un suicidio e il palalottomatica è un posto decisamente normale entro il quale perdersi è pressappoco impossibile. ma questa è un'altra storia.
dopo aver cenato corriamo verso le bancarele delle magliette fermamente intenzionati a comprare di tutto e di più ma scopriamo con enorme disappunto che la maglietta più brutta e farlocca costa la bellezza di quindici euri - euri che, in vista del viaggio che ci attende per il ritorno, non possiamo proprio permetterci - e desistiamo dal nostro proposito.
finalmene arriva - dopo trenta minuti di autobus dei quali osa pure lamentarsi - il mio fratellino ormai romano d'adozione e possiamo finalmente metterci in fila per il fottuto terzo anello.
aspettiamo circa tre quarti d'ora, gli ultimi dieci dei quali pressati come sardine e intossicati da odori corporei per nulla gradevoli di varia provenienza.
finalmente riusciamo ad entrare e nonostante la mia intenzione di andare subito al secondo anello, andiamo a prendere posto nel terzo da dove il palco si vede per intero, certo, ma non esattamente in scala uno a uno.
alle otto e dieci circa si abbssano le luci ma dopo i primi secondi di incredibile entusiasmo ci rendiamo conto che a salire sul palco è il gruppo d'apertura, tali noisette - ribattezzati in seguito scottex e coisettes - che si sono subito rivelati terrificanti. la mezz'ora più lunga e angosciante della mia vita. simili per certi versi agli yeah yeah yes ma molto più rumorosi e squallidi. in breve, non ce li caghiamo di striscio e quando finalmente finiscono di propinarci i loro urletti isterici possiamo finalmente dedicarci all'attesa silenziosa e meditativa.
i muse - oh si, ancora fatico a crederci, ma erano proprio i muse - si fanno attendere per venti lunghissimi minuti, ma quando arrivano sento la stanchezza e il sonno sparire nel nulla e mi alzo in piedi ad urlare come se qualcosa mi avesse morso le chiappe. take a bow non mi è mai sembrata così bella.
e inatnto io e piera cantiamo e saltiamo senza sosta e poi arriva hysteria e la voce se ne va e non al smettiamo di saltare neanche per un secondo.
loro sono meravigliosi, lui è meraviglioso e lo spettacolo è qualcosa di indescrivibile. dopo time is running out sento le mani mi cadranno e gainmaria mi abbraccia pronunciando la frase che sarà per sempre il simbolo di questa pazzia devastante. "non si meritava dodici ore di autobus, se ne meritava trenta, trenta!"
resistiamo stoicamente per tutto il tempo del concerto, ma alla penultima canzone tutta la stanchezza che abbiamo accumulato ci cade addosso come un macigno e siamo costretti a sederci e calmarci un tantino. in ogni caso le mani poggiate sul cuore, fino all'ultimo secondo, che sembrerà una cazzata, ma a me viene spontaneo.
poi tutto finisce, in un secondo. you and i must fight to survive, fumo, e poi di nuovo le luci e loro scomparsi nel nulla. ci alziamo senza dire una parola, usciamo ancora storditi e penso abbastanza sordi e i buttafuori o chi cacchio sono ci chiudono i cancelli alle spalle. salutiamo mio fartello che va a prendere il suo autobus e raggiungiamo il nostro gruppo. piera non resiste e compra una maglietta - forse la più brutta disponibile - spendendo gli ultimi liquidi rimasti.
mentre aspettiamo i ritardatari acquistiamo alla modica cifra di due euri cadauno quattro poster che, certo, non potranno eguagliare in rozzezza le magliette farlocche, ma meglio di niente.
raggiungiamo l'autobus al freddo e al gelo e appena poggiamo i nostri didietro sui sedili ci addormentiamo profondamente.
ci risvegliamo a reggio calabria, giusto in tempo per andare a prendere un pò d'aria sul traghetto e da messina a enna rimaniamo più o meno svegli. ci fermiamo per far scendere la maggior parte dei passeggeri e ripartiamo in direzione san catalluzzu beach. durante il tragitto mi accorgo che il ragzzo di enna con cui avevo socievolizzato un pò durante il viaggio mi ha lasciato un biglietto con il suo numero di telefono e classifico l'evento come il più patetico degli ultimi dieci anni.
arriviamo a casa alle ore tre circa, stanchi, decisamente sporchi, ma felici.
morale della favola. lo rifarei, anche subito.